MUSICA E LITURGIA NELLE PAROLE DI PAPA BENEDETTO XVI


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Gli interventi di Papa Benedetto XVI sulla musica sacra e in particolare sulla musica liturgica, sia prima della sua elezione al soglio pontificio, sia durante il suo pontificato, coniugano l’autorevolezza del magistero teologico, la lucidità di analisi e l’altezza di ispirazione con una peculiare poesia, certo legata alla sua appassionata, continua e competente fre­quen­tazione della musica sacra fin dalla prima adole­scenza. Nato in una terra, la campagna bavarese ai confini con quella salisburghese, dove la conoscenza della musica era ed è profondamente radicata nella popolazione, dove la lettura della musica è una abilità ampiamente diffusa, e dove tuttora durante la Santa Messa si ode l’intera assemblea intonare benissimo gli inni scelti per quel giorno leggendone le parti­ture sui libri dei canti distribuiti su ogni banco, Papa Benedetto XVI ha anche avuto davanti a sé l’esempio del carissimo fratello maggiore Georg, il cui carisma si è rivelato essere specificamente quello della musica sacra.

Georg Ratzinger, oggi monsignore e canonico della Cattedrale di Regensburg, suonava l’organo in chiesa già a undici anni e continuò in seminario la sua educazione musicale. Ordinato prete nel 1951, contemporaneamente al fratello minore Joseph, nel 1964 fu scelto come Domkapell­meister della St. Peters Cathedral di Regens­burg, diventando così il mae­stro del celeberrimo coro della Cattedrale, i Regensburger Domspatzen, che guidò per decenni sia nel regolare servizio liturgico in Cattedrale, sia in splendide esecuzioni concertistiche dei capolavori della musica sacra in Germania e tutto il mondo, e in numerose registrazioni su disco. Per i suoi meriti ha ricevuto fin dagli anni ’60 numerose onorificenze religiose e civili; nel 1994 ha lasciato la direzione del coro a causa dell’età avanzata, ma nell’ottobre 2005 ha avuto la gioia di accompagnare i “suoi” Domspatzen in una visita/concerto nella Cappella Sistina (diretto dal Maestro Roland Büchner, sabato 22 ottobre 2005) al fratello Joseph divenuto Papa, che li ha accolti con caloroso affetto e splendide parole. “Cari amici, al termine di questa bella esecuzione musicale, sono certo di interpretare il pensiero di tutti i presenti esprimendo viva gratitudine ai Regensburger Domspatzen, magistralmente guidati dal Direttore Roland Büchner ed accompagnati dall'Organista Franz Josef Stoiber. Abbiamo potuto gustare alcuni stupendi brani musicali, mentre l'occhio spaziava sui capolavori di Michelangelo e di altri noti pittori, le cui creazioni artistiche sono qui conservate. Ascoltando, veniva spontaneo alla mente il Salmo 84 (vv.2.4-5):

"Quanto sono amabili le tue dimore,
Signore degli eserciti! […]
Anche il passero trova una casa
la rondine il nido
dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari,
Signore degli eserciti,
mio re e mio Dio!
Beato chi abita la tua casa:
sempre canta le tue lodi!".

Beati i ragazzi di questo coro famoso, che hanno potuto cantare le lodi di Dio nello stupendo scenario della Cappella Sistina. E beati noi che, ascoltando il loro canto, ci siamo sintonizzati con la loro lode. Nel nome di tutti vorrei esprimere ancora una volta al maestro del Coro e all'organista come anche a tutti i Domspatzen le mie felicitazioni per questo bellissimo concerto, di cui oggi ci hanno fatto dono nell'ambiente suggestivo della Capella Sistina. Confrontandoci in questa serata soprattutto con maestri dell'Ottocento – con grandi nomi, ma anche con compositori poco noti fuori dell'ambiente ecclesiastico – avete dato a noi una grande gioia proprio con la varietà del programma. Tutti i canti da voi eseguiti appartengono a una specie di musica che, nata dall'ispirazione della fede, conduce di nuovo alla fede e alla preghiera – è musica che risveglia in noi la gioia in Dio. Ascoltando, mi sono sentito riportato nei miei anni di Ratisbona – tempi belli quando mediante mio fratello ho potuto integrarmi anch'io un po’ nella famiglia dei Domspatzen. Alla fine dei trent'anni di lavoro con il Vostro Coro, egli ha detto: “Il buon Dio non avrebbe potuto affidarmi un compito più bello”. Questo non è stato soltanto un ringraziamento personale per una chiamata meravigliosa; è stato al contempo un augurio: che i Domspatzen continuino ad essere messaggeri del bello, messaggeri della fede, messaggeri di Dio in questo mondo, e trovino sempre – secondo la loro chiamata principale – il centro della loro attività nel servizio liturgico per la gloria di Dio.

L'orante del Salmo 84 vede se stesso come un passero che ha trovato presso gli altari di Dio il luogo della sua collocazione preferita, il luogo dove può dimorare ed essere "beato". L'immagine del passero è un'immagine gioiosa, mediante la quale il salmista vuole dire che tutta la sua vita è diventata canto. Egli può cantare e volare. Il cantare stesso è quasi un volare, un sollevarsi verso Dio, un anticipare in qualche modo l'eternità, quando potremo "continuamente cantare le lodi di Dio". E' in questa prospettiva che rivolgo a tutti i presenti il mio augurio più cordiale, invocando su ciascuno la benedizione di Dio.”.

Certo fu se­guen­­do l’esempio del fratello, che lo guidò anche ado­lescente ad ascoltare i primi con­certi di musica classica, che Joseph Ratzinger iniziò ad apprendere il pianoforte al tempo dei suoi studi umanistici al ginnasio liceo presso il seminario arcive­scovile minore di Traunstein. Pur indirizzan­dosi poi speci­fica­­tamente verso il magistero teolo­gico, egli ha sempre continuato a coltivare la musica nei momenti di riposo, sia con l’ascolto, sia con la personale pratica: diverse foto e perfino alcuni filmati ce lo mostra­no al pianoforte, strumento che lo ha accompagnato nelle sue stanze in Vaticano quando venne eletto Papa e che troviamo anche nei luoghi delle sue villeg­giature estive (dice ad esempio monsignor Georg Gaenswein, segretario del Papa, in una intervista nell’agosto 2007 a Lorenzago di Cadore col vatica­nista Andrea Tornielli: “C’è un prezioso pianoforte nello studio del Santo Padre, e viene anche usato. Il Papa ha portato con sé spartiti di diversi compositori... Mozart, Chopin, Schubert e altri. Non è un segreto pontificio il fatto che il Papa abbia una predilezione per Mozart!”). Tra gli autori prediletti da Benedetto XVI, che ha menzionato nei suoi interventi sulla musica, vi è appunto Mozart, nato a Salisburgo, a pochi chilometri di distanza dal suo paesino natale, ma anche Bach, Haendel, Beethoven, Haydn, Vivaldi, Palestrina…

Questo amore per la musica è nato e cresciuto in Papa Benedetto XVI fin dai primissimi anni in inscindibile legame con l’amore per la liturgia. “I nostri genitori ci hanno fin da piccoli aiutati a entrare nella liturgia: c’era un libro di preghiera per i bambini ispirato al messale, in cui lo svolgersi dell’azione liturgica era illustrato con immagini, così che si potesse seguire bene quello che avveniva; esso presentava poi di volta in volta una breve preghiera, in cui l’essenziale delle singole parti della liturgia veniva sintetizzato e reso accessibile per la preghiera dei bambini. Come passo successivo ricevetti uno Schott per bambini, in cui erano già riportati i testi più importanti della liturgia; poi lo Schott della domenica, in cui la liturgia della domenica e dei giorni festivi era riportata integralmente, e, infine, il messale quotidiano completo. Ogni nuovo passo che mi faceva entrare più profondamente nella liturgia era per me un grande avvenimento. I volumetti che di volta in volta io ricevevo erano qualcosa di prezioso, come non potevo sognarne di più belli. Era un’avventura avvincente entrare a poco a poco nel misterioso mondo della liturgia, che si svolgeva là, sull’altare, davanti a noi e per noi. Comprendevo sempre più chiaramente che qui io incontravo una realtà che non era stata inventata da qualcuno, che non era la creazione di un’autorità qualsiasi, né di una singola, grande personalità. Questo misterioso intreccio di testi e di azioni era cresciuto nel corso dei secoli dalla fede della Chiesa. Portava in sé il peso di tutta la storia ed era, insieme, molto di più che un prodotto della storia umana. Ogni secolo vi aveva apportato qualcosa di suo: le introduzioni ci permettevano di capire quel che aveva avuto origine nella Chiesa primitiva, nel medioevo, in epoca moderna. Non tutto era logico, molte cose erano complicate e non era sempre facile orientarsi. Ma proprio per questo l’edificio era meraviglioso e ci si sentiva a casa. Ovviamente, da bambino non capivo ogni singolo particolare, ma il mio cammino con la liturgia era un processo di continua crescita in una grande realtà che superava tutte le individualità e le generazioni, che diventava occasione di stupore e scoperte sempre nuovi.

L’inesauribile realtà della liturgia cattolica mi ha accompagnato attraverso tutte le fasi della mia vita; per questo non posso non parlarne continuamente. [Joseph Ratzinger/Benedetto XVI, La mia vita. Autobiografia. [Aus meinem Leben. Erinnerungen 1927-1977] Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo, 1997, ristampa 2005, pp. 17-18.]

Seguiamo dunque il lucido magistero e l’ispirata poesia del “Papa musicista” nella scoperta delle meraviglie del canto liturgico, che, con le sue parole, è “sobria ebbrezza che lo Spirito Santo opera in noi”, ad un tempo Logos e Caritas.

(La premessa e la successiva raccolta di testi sono a cura di Patrizia Mussini)

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