MUSICA E LITURGIA NEL MAGISTERO DELLA CHIESA CATTOLICA



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Un coro che voglia svolgere con consapevolezza il proprio servizio liturgico (perché questo è effettivamente ciò che è offerto da un coro) non può ignorare i cardini del magistero della Chiesa cattolica in materia musicale.

A questo scopo, si è pensato di fornire una raccolta antologica dei principali testi più recenti, a cominciare dalla pietra miliare che è il Motu proprio Inter sollicitudines del 1903, che il suo estensore, san Pio X, definiva proponeva “quasi a codice giuridico della musica sacra”. Proseguendo con le tappe imprescindibili del magistero della Chiesa cattolica, non si possono non ricordare quelli legati al Concilio Vaticano II, promulgati sotto Paolo VI: la Costituzione sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium (1963) e la successiva Istruzione del “consilium” per l’applicazione della Costituzione sulla sacra Liturgia Musicam Sacram (1967), due documenti che, rimanendo nel solco tracciato dal Motu proprio di san Pio X, ne adeguano il dettato alla Chiesa del Concilio. Infine, ultimo e fondamentale testo è la Esortazione apostolica postsinodale Sacramentum caritatis, pubblicata nel 2007, nella festa della Cattedra di San Pietro Apostolo: nel lungo ed elaborato documento, che tocca diversi aspetti dell’Eucarestia, “Sacramento della carità”, e della celebrazione eucaristica, memoria del dono di Dio all’uomo e sostegno indispensabile col suo nutrimento vitale per la vita cristiana, Benedetto XVI dedica un significativo passaggio al canto liturgico e all’autentico signficato della partecipazione attiva del popolo al canto.

Anche al lettore più affrettato risulterà chiaro che una costante di tutti i documenti citati, dal 1903 al 2007, è l’indicazione di tre orizzonti di riferimento, tra loro intimamente legati e connessi: il gregoriano, la polifonia e il canto popolare. Un sano equilibrio tra questi aspetti, che naturalmente tenga conto del contesto in cui è celebrata la liturgia eucaristica, è certo la più devota applicazione di quanto indicato dai documenti della sede apostolica.

Oltre a questo primo aspetto, altri due importanti concetti emergono dal magistero della Chiesa cattolica sulla musica sacra: l’esigenza di universalità da un lato e la partecipazione dell’assemblea dall’altro. L’universalità è un elemento di particolare importanza: essa significa continuità della Chiesa nello spazio e nel tempo. Questa, com’è ovvio, non deve essere perseguita solo nella basilica vaticana, ma ad essa deve tendere idealmente ogni comunità parrocchiale, “in modo che i fedeli in qualunque parte del mondo sentano come familiari e quasi di casa propria quelle armonie, sperimentando così con spirituale conforto la mirabile unità della chiesa” (Pio XII, Lettera enciclica Musicae sacrae disciplina, cap. III). Uno strumento di universalità è naturalmente la lingua latina; ma anche negli inni in lingua nazionale si può perseguire l’universalità privilegiando quei canti, anche popolari, tratti da repertori più antichi (come i salteri di epoca rinascimentale, da cui deriva, ad esempio, il notissimo Noi canteremo gloria a Te, e come alcuni corali antichi poi ripresi dallo stesso Bach, tra cui i diffusi Se Tu mi accogli e Quanta sete nel mio cuore), o che comunque siano di qualità tale da non tramontare dopo pochi anni dalla loro introduzione.

Quanto, infine, alla “partecipazione attiva” dell’assemblea, va sottolineato che essa era stata esplicitamente e saggiamente incoraggiata dai documenti del Concilio Vaticano II (cfr. ad esempio Costituzione sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium, n° 14-20; 30 ss.; 48 ss.), ma che spesso tale invito è stato frainteso. In primo luogo, giova ricordare che la stessa Istruzione Musicam Sacram (che è, come si è detto, in sostanza il “documento attuativo” in campo musicale della Sacrosanctum Concilium) specifica che “perché i fedeli partecipino attivamente alla liturgia più volentieri e con maggior frutto, conviene che le forme di celebrazione e i gradi di partecipazione siano opportunamente variati, per quanto è possibile, secondo la solennità dei giorni e delle assemblee” (n° 10: "quo autem libentius et fructuosius fideles actuosam participationem praestent, convenit, ut celebrationum formae ipsiusque participationis gradus, iuxta dierum coetuumque sollemnitatem, quantum fieri potest opportune varientur"; per tali “gradi di partecipazione” cfr. poi il n° 16). Dunque, non tutte le celebrazioni devono essere accompagnate con lo stesso tipo di musica sacra. Inoltre e soprattutto, si possono considerare conclusive nella loro equilbrata chiarezza le parole di Benedetto XVI nella Sacramentum caritatis: “il Concilio Vaticano II aveva posto giustamente una particolare enfasi sulla partecipazione attiva, piena e fruttuosa dell'intero Popolo di Dio alla Celebrazione eucaristica. […] Tuttavia, non dobbiamo nasconderci il fatto che a volte si è manifestata qualche incomprensione precisamente circa il senso di questa partecipazione. Conviene pertanto mettere in chiaro che con tale parola non si intende fare riferimento ad una semplice attività esterna durante la celebrazione. In realtà, l'attiva partecipazione auspicata dal Concilio deve essere compresa in termini più sostanziali, a partire da una più grande consapevolezza del mistero che viene celebrato e del suo rapporto con l'esistenza quotidiana” (n° 52). Tali illuminate parole, che si applicano perfettamente anche alla musica sacra, spiegano che l’ “actuosa participatio” giustamente invocata dai documenti conciliari non significa che tutti debbano necessariamente “fare” qualcosa (nella fattispecie, cantare), bensì, molto più profondamente e molto più intimamente, che tutti devono poter vivere in consapevolezza ogni momento, ogni gesto della celebrazione, senza restare spettatori estranei. In questa direzione va l’iniziativa del nostro coro di distribuire per ogni S. Messa un foglietto con i testi dei canti scelti (con traduzione a fronte, qualora in lingua latina), che ha riscosso grande favore tra i fedeli: il canto del repertorio più comune e popolare o l’ascolto consapevole di brani più elaborati, in atteggiamento di intima preghiera favorito dal foglietto stesso, costituiscono due aspetti equivalenti e inscindibili della medesima “actuosa participatio”.

La seguente raccolta, che pure comprende molti più documenti di quelli sommariamente citati in questa breve premessa, non ha pretese di completezza: non saranno elencati tutti i documenti ufficiali del magistero che contengano accenni al tema della musica sacra, né i documenti citati saranno riportati per intero, né sarà allegato anche l’apparato delle note. Chi desiderasse una informazione più completa, potrà facilmente attingere dal sito internet del Vaticano; o chi preferisse una pubblicazione cartacea, può fare riferimento all’agile volumetto Iucunde laudemus. Antologia del magistero della Chiesa sulla musica sacra: 1903-2005, Città del Vaticano 2005), che, pur essendo largamente selettivo nella sua agilità, presenta un florilegio di testi significativamente esemplificativo. Piuttosto, la raccolta qui presentata mira, come si è scritto in apertura, a fornire uno strumento, si spera agile e ordinato, che aiuti a “cantare con maggior consapevolezza”, cioè, in senso più lato, che consenta di integrare nel modo più opportuno la musica all’interno della liturgia, facendone così risaltare l’intima bellezza e la sublime santità.

E’ all’interno del magistero della Chiesa cattolica che un vero coro liturgico deve trovare la fonte di ispirazione per la scelta del proprio repertorio e per la selezione dei canti più adatti per ciascuna celebrazione. E a una speciale consapevolezza è invitato in particolare un coro ambrosiano, per il fatto che il santo vescovo Ambrogio scrisse in prima persona numerosi inni (alcuni dei quali sono nel repertorio del nostro coro, come ad esempio Verbo splendente immagine, Creatore di tutte le cose - Deus Creator omnium, hymnus ad Vesperas ed Eterno creatore del mondo - Aeternae rerum Conditor, hymnus ad Laudes matutinas) e avviò la pratica del canto ambrosiano (esplicitamente ricordato da papa Pio XII nella Lettera enciclica Musicae Sacrae disciplina, cap. III, che lo definisce “tesoro prezioso”), mostrando dunque particolare sensibilità per la musica sacra.


(La premessa e la successiva raccolta di testi sono a cura di Paolo Tuci)

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